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Mappare la sostenibilità

Sentieri, tecnologia e comunità al servizio di un turismo consapevole

Mappare la sostenibilità, fotogramma con veduta aerea di un'area fluviale con barche in rovina

Mappare la sostenibilità… cosa vorrà mai dire? Il termine è utilizzato molto spesso – anche da noi nei nostri progetti, di cui parlerò più avanti – ma in concreto cosa significa? In questo articolo vi darò il mio punto di vista, partendo da esperienze personali.

Mappare, come prima cosa, significa conoscere e aggregare i dati in una mappa o in un modello che può essere sviluppato in vari modi. Da questi dati, chi usufruirà della mappa ricaverà informazioni utili. Questo è l’assunto di partenza. Ora mi concentrerò sulla mappatura al servizio di un turismo consapevole.

Per parlare di turismo consapevole bisogna iniziare soprattutto dalla conoscenza del territorio. Partiamo pertanto dal presupposto di mappare gli spazi outdoor per sviluppare degli itinerari green, poiché stiamo parlando di turismo sostenibile.

La tecnologia GIS al servizio della mappatura

Mappare la sostenibilità - immagine di mappa come esempio GIS per sentieri ciclabili

La tecnologia può esserci di aiuto. Iniziamo perciò questo percorso di “mappatura” dalla tecnologia GIS – Sistema Informativo Geografico, dall’inglese Geographic Information System. Si tratta di un sistema informatico progettato per acquisire, archiviare, elaborare, analizzare, gestire e presentare tutti i dati geografici o spaziali. Essenzialmente, collega i dati a una posizione sulla superficie terrestre, permettendo di visualizzare, comprendere e interpretare modelli, relazioni e contesti geografici.

Il sistema GIS ha un possibile utilizzo anche per il settore turistico, come nella pianificazione di destinazioni e itinerari o nella gestione e manutenzione dei punti di interesse. Il GIS può essere utilizzato anche per prendere decisioni strategiche, come ad esempio:

  • Identificare nuove aree di sviluppo: mettendo in relazione dati come la vicinanza a parchi naturali, l’accessibilità delle strade, la densità di ristoranti e la disponibilità di strutture ricettive. In questo modo, il GIS può identificare aree con il maggior potenziale di sviluppo turistico.
  • Analizzare la capacità turistica di un luogo: poiché parliamo di turismo consapevole e sostenibile, nell’analisi di nuove aree di sviluppo è necessario tenere in considerazione la combinazione dei dati sulla dimensione fisica di un sito (come ad esempio una spiaggia o una località montana) con i dati sul traffico sia pedonale che veicolare. Questo permette di determinare quale sia il flusso di visitatori che un’area può sostenere senza incorrere nel pericolo dell’overtourism.

Il GIS può anche aiutare a migliorare l’esperienza del visitatore attraverso lo sviluppo di piattaforme con la creazione di mappe interattive sempre aggiornate. Queste permettono, ad esempio, di calcolare i percorsi a piedi, in bicicletta o con i mezzi pubblici e di mostrare in tempo reale al turista la posizione dei luoghi di interesse.

Un’amministrazione pubblica può utilizzare il GIS per promuovere il turismo lento attraverso la mappatura di piste ciclabili, sentieri escursionistici, agriturismi e B&B rurali, aziende agricole o cantine con vendita diretta. I punti di interesse sono collegati in un’unica mappa che guida il turista in un percorso slow e sostenibile. Un esempio concreto di mappe dei sentieri si può trovare nel piccolo comune di Bolognola nella provincia di Macerata, sui Monti Sibillini. Le informazioni sui sentieri sono state trasferite su Google Maps – una App di navigazione di utilizzo pubblico – in cui si possono trovare la lunghezza del percorso, il tempo di percorrenza, l’altimetria, i punti di interesse e la propria posizione lungo il tracciato. Il comune di Bolognola ha aderito a un programma che permette a enti e associazioni di diventare partner di Google Maps e di inserire le informazioni cartografiche all’interno dell’app.

Per saperne di più: Bolognola e i suoi sentieri

Territori e comunità: il fattore umano

Tutta la tecnologia del mondo non è però sufficiente se non si conoscono effettivamente i territori in cui si andrà a operare. Ed è qui che entra in campo la comunità locale, che è necessario coinvolgere fin dalle prime fasi di progetto.

Paradossalmente, come Progetto Re-Cycle, questa è sempre la parte più difficile. Ci troviamo abbastanza spesso a doverci arrangiare e a mappare noi – dove per mappare intendiamo il fatto di percorrere le zone e aggiungere immagini dettagliate alla mappa – perché le nostre richieste di supporto per la conoscenza e la raccolta di immagini di un territorio, sebbene accolte con grande entusiasmo, scemano dopo poco. Le ragioni sono molteplici e vanno dalla mancanza di tempo, al percepire la cosa come un obbligo lavorativo oppure, più banalmente, alla diffidenza verso la tecnologia a cui purtroppo a volte siamo costretti ad aggiungere la diffidenza verso chi arriva da “fuori” – leggasi chi non fa parte della comunità.

Noi siamo convinti che il turismo abbia due facce: il turista da una parte e le comunità locali dall’altra. Noi ci troviamo quasi sempre nel mezzo: il nostro ruolo è proprio quello di fare da ponte tra le varie istanze. Pertanto, la gran parte del tempo si passa a dialogare con le persone più che a lavorare sulla parte tecnologica e fisica della mappatura. Ma andiamo avanti con i nostri progetti di mappatura e arriviamo ad Accessible Life, un progetto specifico sulla mappatura di sentieri accessibili a tutti (persone con disabilità, famiglie con bambini piccoli o chiunque si trovi in uno stato di disabilità motoria temporanea) sia in montagna che in pianura.

Mappare la sostenibilità - dettaglio della mappa Accessible life in Google Earth

I sentieri sono resi disponibili in una mappa condivisa, utilizzabile nella creazione di itinerari di turismo lento e sostenibile. La mappa si appoggia su Google Earth e copre tutto il mondo, dove sono stati mappati spazi outdoor grazie allo sforzo dei volontari dei gruppi Local Guides. I percorsi sono esplorabili grazie a foto e a mappe dettagliate che guidano le persone attraverso i percorsi e i servizi/punti di interesse, come ad esempio parcheggi o la presenza di bagni pubblici anche per persone con disabilità, all’interno dei percorsi stessi.

Per saperne di più: Di sentiero in sentiero – Accessible Life

Mappare per la sostenibilità globale

La mappatura, chiamiamola “sostenibile”, non significa però soltanto mappare per un turismo consapevole. Mappare per la sostenibilità può andare ben oltre.

Sempre come esempio, ecco un bel video in cui, oltre all’utilizzo per un turismo più lento e consapevole, possiamo trovare l’utilizzo della mappatura per:

  • Monitorare le foreste e le attività illegali di deforestazione.
  • La creazione di contenuti per le scuole.
  • Monitorare lo stato di inquinamento di un’area o di corsi d’acqua.
  • La tracciabilità di attività umane.
  • Geolocalizzare abitazioni (in questo caso si tratta di capanne) che altrimenti non sarebbero raggiungibili.

La mappatura perciò, vedete, ha un significato molto più ampio. La mappa non è soltanto un tracciato su una carta o su una app, ma è un riflesso di quella che è la vita e il mondo reale.

E per voi cosa significa MAPPARE per la sostenibilità?

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Costruzioni e turismo sostenibile

Costruzioni e turismo sostenibile, titolo un po’ modificato di questo articolo che ripropongo – tratto dal Quaderno 11 – e che ripercorre molte tappe della nostra storia. Da Norcia al sisma in Centro Italia del 2016, dalla mappatura dei sentieri – per un turismo inclusivo e sostenibile – alle Local Guides e il mondo di Google. E, non ultimo, la differenza a cui tengo molto tra identità e anima dei luoghi.

La tecnologia per la mappatura è un po’ cambiata ma di base resta veramente tutto. Una cosa, invece, non esiste più, anche se l’idea era più che buona. La start up Storie – citata nell’articolo – per la costruzione di edifici sostenibili non esiste più. Diciamo che avere aperto a febbraio 2019 non è stata una grande fortuna.

Tornando però a Progetto Re-Cycle, le attività per il turismo sostenibile continuano e per questo vi invito a segnalarci sempre nuovi sentieri. Qui il link al progetto #accessiblelife

 Buona lettura!

Costruzioni e turismo sostenibile

Mappatura digitale dei sentieri e costruzioni sostenibili per un turismo lento e sostenibile

Ora che mi accingo a scrivere e rivedo il titolo del mio intervento a “Ci vuole un fiore – 100 ore per l’ambiente” la mia reazione è “E che cavolo, ho scritto un titolo che sembra un film della Wertmüller

In effetti condensare in un titolo più di due anni di vita, vissuta intensamente, non è proprio semplice . Se a questo ci aggiungo che siamo una APS “cross over” – nel senso che siamo talmente trasversali come approcci e tematiche che ormai alla domanda “di che cosa vi occupate” rispondo “siamo cross over” – forse il titolo alla Wertmüller ci sta bene. Con il termine “riciclo” copriamo aree tematiche piuttosto vaste che vanno dalla rivalorizzazione dei territori alla creazione di momenti di confronto sulla sostenibilità, per questo specifico progetto sarà sufficiente dire che lavoriamo sulla digitalizzazione di sentieri con un focus particolare su percorsi accessibili a tutti.

 Proviamo ad andare con un po’ di ordine, per fare chiarezza partirò dalla fine del mio lungo titolo, in ordine cronologico.

L’inizio

Dicembre 2016, siamo a Norcia dove gran parte degli attori protagonisti della nostra storia si incontreranno e dove incontreremo per la prima volta il mondo delle Local Guides di Google[1] che tanta parte avrà nel nostro racconto digitale. E’ in quel momento che conosciamo le foto 360 e le mappe su Google Maps, la digitalizzazione del territorio, la mappatura dei sentieri e la VR (Realtà Virtuale).

Nel dicembre 2016 vedremo anche per la prima volta le fotocamere 360 che ora utilizziamo per mappare, caricare su Maps e rendere fruibile in VR i territori delle 3 regioni che sono coinvolte nel progetto: Veneto, Umbria, Marche

Costruzioni e turismo sostenibile

L’idea non ci è venuta subito, ci abbiamo impiegato quasi un anno. Quando raccontiamo tutto il nostro percorso mi sto rendendo sempre più conto che tendiamo a renderlo troppo semplice, molto più semplice di quanto sia stato e sia, ad oggi, in realtà. Posso invece assicurare che c’è una montagna di fatica dietro a tutte quelle foto, e un’altrettanta montagna di chilometri percorsi. La primissima foto “incriminata” della mappatura, la foto da cui è partito tutto è questa che vedete qui  sotto. Si tratta di un sentiero per persone con disabilità motoria che conduce a Forca di Presta, Monti Sibillini vicino a Caselluccio di Norcia. I sentieri che andiamo perciò a mappare sono sentieri per persone con disabilità motoria, perché riteniamo che il futuro del turismo debba essere un turismo “lento, sostenibile e inclusivo”

Come procediamo

  • Localizziamo e mappiamo  i sentieri scattando le famose foto 360

Non è sempre facile scoprire i sentieri, bisogna recarsi sul posto . Credetemi, nel “digitale” c’è tanto “reale”, in termini di ore di lavoro, fatica e autentiche scarpinate. Per i sentieri più lunghi si utilizza anche un altro tipo di fotocamera, agganciata a un caschetto e si percorre il sentiero in bicicletta. A volte ci è capitato di arrivare in posti talmente brutti che non abbiamo scattato nemmeno le foto, un viaggio a vuoto.

  • Carichiamo su Google Maps con Street View

Sul fatto di caricare su Google Maps a suo tempo si era scatenata una diatriba tra “utilizziamo Maps” oppure “creiamo una APP dedicata” . Alla fine si è scelto NO APP, per alcuni semplici motivi. Attenzione, semplici ma non banali. Una APP per essere utile e “avere successo” deve essere scaricata da miglia di persone. Ci sono molte APP nate e morte perché nessuno le scaricava.

Per avere molti sentieri dovremo necessariamente iniziare a rivolgerci anche ad altri “utenti” che dovranno caricare a loro volta i sentieri. Come faccio a verificare le info che caricano? Quali livelli di sicurezza devo avere? Su Maps, semplicemente il problema si risolve a monte

  • Solo virtuale? Un approccio di questo tipo non fa correre il rischio di creare dei “turisti da divano?”

Dal nostro punto di vista i luoghi devono essere VISITATI perché ACCESSIBILI. La virtualizzazione del territorio va rinforzata con il racconto elaborato con video, testi e, perché no, la creazione di eventi Accessibili e Sostenibili

  • Coinvolgimento di Proloco e Comuni di piccoli borghi. Lavoriamo quando ci è possibile in collaborazione con Proloco e Comuni. Il rischio di spopolamento nelle zone montane di Umbria e Marche a causa del sisma del 2016 non è così diverso dal rischio di spopolamento delle montagne venete

Perché la mappatura dei sentieri

Lo abbiamo accennato nel precedente paragrafo: serve rallentare o invertire il rischio di spopolamento nelle zone montane e nei borghi più piccoli. Con un flusso turistico ben gestito, di turismo lento. Pensiamo a chi viaggia in bicicletta o a sentieri famosi come il Cammino di Santiago di Compostela. In Veneto abbiamo un flusso turistico enorme su Venezia ma pochi dei turisti “mordi e fuggi” hanno voglia di vedere altro. Ci piacerebbe far conoscere anche altro, con un approccio più rispettoso del territorio, invertire la tendenza del turismo di massa. Cambiare il modo di viaggiare, invertire una tendenza , valorizzare  luoghi piccoli e sconosciuti – talvolta sconosciuti anche a chi ci abita vicino – collegandoli  in un’unica mappa tenendo sempre a mente la strada dell’inclusione e dell’accessibilità alle persone con disabilità è il nostro modo per contribuire al cambiamento.

Desideriamo, ripartendo dai sentieri, ridare l’identità/ANIMA dei luoghi, urgenza che abbiamo riscontrato soprattutto nei luoghi del sisma del 2016 dove tutto è andato distrutto. All’inizio parlavo di identità dei luoghi, ora sto sostituendo identità con ANIMA. Ho notato purtroppo che parlando di identità andava perso il senso di inclusione che invece volevo trasmettere. Si parla, a sproposito, di identità veneta, umbra, italiana, tedesca , metteteci tutto quello che volete. Il risultato finale se ragiono in questi termini è che non includo ma escludo. Da qui il passaggio ad ANIMA che ha un valore più simbolico ed emotivo, più inclusivo visto che parlo di emozioni

Costruzioni sostenibili

Nel nostro percorso a ritroso del titolo, ma cronologicamente corretto, arriviamo alle costruzioni sostenibili, diamo una tangibilità alla sostenibilità. Da questo momento in poi saranno altre “Storie” che è il nome della start up che abbiamo costituito pochi mesi fa, micro impresa formata da due persone di Progetto Re-Cycle e un altro amico. In estrema sintesi:

. I materiali di costruzione sono ricavati da scarti/macerie o edifici dismessi

. I materiali, per ciò che riguarda soprattutto le zone del sisma, sono ricavati in loco, e, nelle nostre intenzioni,  lavorati da manodopera del posto

. caratteristica principale è la velocità di costruzione. Da un  nucleo iniziale essenziale si può arrivare a uno sviluppo successivo senza abbattere nulla e sprecare risorse

. I materiali sono ecocompatibili, per costruzioni antisismiche

. Il percorso è ciclico e ripetibile. Costruisco, demolisco, recupero il materiale, ricavo nuovo materiale

Da questo momento in  poi saranno però altre «Storie», Progetto Re-Cycle si ferma, qui come è giusto che sia, per prosguire per i propri “sentieri” reali, digitali e metaforici


[1] Le persone che a livello volontario inseriscono foto, recensioni, informazioni in Google Maps

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Le guide ambientali escursioniste

Le guide ambientali escursioniste è il secondo articolo del Q17 “Scuola, professioni e trend del turismo” da ottobre scaricabile qui

Le attività delle guide ambientali escursioniste nei Monti Sibillini e in Valnerina

La natura va amata, compresa e soprattutto rispettata e proprio per queste motivazioni, unite alla volontà di far parlare del mio territorio, dal 2019 ho iniziato il percorso per diventare una guida ambientale escursionista. Prima di parlarvi delle mie attività però vorrei spiegarvi cosa è, e cosa fa una GAE.

Le guide ambientali escursioniste (GAE) sono professionisti che si occupano di guidare le persone in escursione e in varie attività all’aria aperta. Non fanno però solo questo. 

Il compito di una GAE può essere molto vario e si differenzia da guida a guida, da territorio a territorio. Oltre ad essere una guida in un sentiero possono fornire al contempo informazioni naturalistiche, storiche e culturali.

Le guide ambientali escursioniste

Le attività delle Guide

Le attività delle guide ambientali escursioniste, anche in Valnerina e nei Monti Sibillini, sono molto varie e dipendono dalle esigenze e dalle richieste dei visitatori. Di sicuro, tra le attività principali, ci sono le escursioni a piedi, che possono prevedere diversi livelli di difficoltà e durata: dalle semplici passeggiate per famiglie e principianti, alle escursioni di più giorni per escursionisti esperti.

Durante le escursioni, le guide ambientali escursioniste forniscono agli escursionisti informazioni sulla flora, la fauna, la geologia e la storia della zona, rendendo così l’escursione una vera e propria esperienza educativa. Spiegano anche l’importanza della conservazione dell’ambiente e delle buone pratiche di escursionismo sostenibile.

Oltre alle escursioni a piedi, le guide ambientali escursioniste possono organizzare altre attività come, a titolo di esempio, attività educative (anche per i bambini), il birdwatching, la divulgazione delle regole e delle attività proprie di una zona, attività a tutela di flora e fauna selvatica, il trekking con le ciaspole (molto apprezzate le attività sulla neve anche dai bambini), il nordic walking e molto altro ancora. Queste attività permettono ai visitatori di scoprire la natura e il paesaggio in modo diverso e avvincente, trasformando allo stesso tempo una passeggiata in natura in un’esperienza turistica di qualità.

Le guide ambientali escursioniste possono essere anche collegate alle associazioni, ai parchi naturali, alle riserve, ai centri visita, alle aziende turistiche specializzate e ad altre strutture che promuovono il turismo nella zona. Molte guide ambientali escursioniste sono anche liberi professionisti che possono proporre e organizzare escursioni su misura per gruppi o privati.

Le Guide e il turismo

In generale, le attività delle guide ambientali escursioniste contribuiscono a far conoscere e valorizzare le bellezze naturalistiche e culturali dei propri territori. Nello specifico tra i Monti Sibillini e la Valnerina queste guide promuovono l’omonimo Parco Nazionale dei Monti Sibillini e il Parco Regionale del fiume Nera, le svariate aree protette e i siti Natura 2000, promuovendo un turismo di qualità e sostenibile con la conservazione dell’ambiente. Un altro compito che spetta alle “guide” è quello di responsabilizzare il turista, anche nei confronti della sua stessa sicurezza, per contribuire allo sviluppo di un turismo eco-friendly, sostenibile e soprattutto responsabile.

Le guide ambientali escursioniste

Sempre più spesso, grazie ai social network che condividono informazioni anche senza andarle a cercare, e grazie agli strumenti tecnologici (APP e dispositivi GPS) si può “andare” in montagna con uno spirito di avventura senza conoscere quasi nulla, purtroppo avendo un bassissimo livello di sicurezza. Un esempio tra le centinaia (perché si parla davvero di molti casi) è il soccorso di un ragazzo di appena 30 anni che a fine luglio, nonostante il sentiero principale sia realizzato anche da bambini, ha dovuto chiamare il soccorso tramite elicottero perché partendo senza avere la giusta conoscenza del sentiero e della montagna è rimasto bloccato tra le rocce.

Eco-friendly

Non conoscendo le regole del buonsenso alcuni lasciano rifiuti a terra pensando che essendo “materiale organico” non sia un problema (esempio bucce di frutti), nella peggiore delle ipotesi un turista “poco amante della natura” lascia anche rifiuti differenti. Personalmente, mi è capitato di vedere sacchetti di raccolta di escrementi di animali abbandonati a terra con dentro i rifiuti.

Sicurezza

Sono decine gli escursionisti che cercano di andare in montagna (e parliamo comunque di montagne che arrivano a quasi 2500 m slm) con scarpe inadatte, sneakers o addirittura ciabatte e, nonostante gli avvertimenti, spesso continuano imperterriti la loro avventura in solitaria. Alcuni vogliono andare in alta quota anche con bambini piccoli, altri cercano di arrivare in una zona inesplorata nonostante la propria inesperienza.

Per esempio, per arrivare da Foce alla cima del Monte Vettore occorre praticare un dislivello di circa 1500m con un itinerario da circa 12km, con dei tratti abbastanza rischiosi. Spesso gli utenti meno esperti pensano che sia superfluo portare acqua o viveri. Altri escursionisti cercano ristoranti in quota dove a volte ci sono solo dei ripari di emergenza.

L’errore più eclatante è quando si cerca di imitare qualcuno che, pubblicando una foto nei social network, mette in evidenza quanto sia bello un ambiente e quanto è stato “facile per lui” raggiungerlo.

Sostenibilità

Un turismo non sostenibile è anche quello che può danneggiare irrimediabilmente un ambiente, portando in zone tutelate materiali inquinanti, lasciando rifiuti, danneggiando (anche inavvertitamente) i sentieri, infastidendo la fauna e rovinando la flora.

La mia attività per il territorio

Come avevo accennato in apertura dell’articolo, la mia scelta di diventare guida è stata dettata dalla voglia di promuovere il territorio.

Durante tutto l’anno lavoro in un ufficio di web marketing, fotografia e servizi alle aziende. Sono sempre in contatto costante con le informazioni riguardanti le richieste e le proposte dal territorio. Da 4 anni ho iniziato quindi l’attività di guida proprio per questo scopo, frequentando un corso di formazione come Guida AIGAE e Guida del Parco Nazionale dei Monti Sibillini.

Le attività di una guida AIGAE

In qualità di guida AIGAE (una guida GAE iscritta all’associazione Italiana guide ambientali escursionistiche, quindi AIGAE), come libero professionista, ho la possibilità di proporre le attività come guida per gruppi privati o, come accade spesso, per solo una o due persone (escursionisti che prediligono visitare il territorio in solitaria o coppie). La mia non è una attività che organizza prevalentemente gruppi raccolti in una data fissa, ma una attività pensata per accompagnare il turista nel momento in cui ne ha bisogno, quando si trova in zona. Si tratta perciò di un servizio personalizzato.

Le attività di una Guida del Parco

La responsabilità verso il territorio, la costanza nel divulgare le regole locali, la presenza sul posto per aiutare anche le attività locali. Questo è in sintesi il ruolo della Guida del Parco. Una figura esperta e responsabile che possa aiutare l’Ente Parco nei momenti di divulgazione e che possa essere sul territorio quando le aziende devono organizzare delle attività. La persona con cui ci si può incontrare per parlare o la persona che può fare da interprete ambientale

Un’offerta turistica, per tutti, costante e destagionalizzata

Tramite la presenza di proposte specifiche in determinati momenti dell’anno (come tour di primavera o escursioni sulle montagne in estate, tour fotografici nel foliage o attività di scoperta delle aziende locali) le persone che cercano una “scusa” per uscire di casa trovano svariate proposte che creano anche un indotto economico e che possono rappresentare un volano di ripresa anche per quei territori che vengono penalizzati dalla loro posizione come “area interna”.

Allo stesso tempo la condivisione di foto e i consigli che la guida GAE sviluppa nel web risultano utili a tutte le organizzazioni nella zona, permettendo di promuovere il turismo anche nei confronti di tutti coloro che non sono direttamente coinvolti con il mondo dell’outdoor ma che possono voler condividere una proposta correlata al territorio.

Anche qui occorre stabilire dei limiti e delle regole di buona condotta, occorre identificare gli ambienti che possono ospitare il turista e gli ambienti più fragili che invece dovrebbero rimanere più isolati.

Attività di rete locale

La guida spesso si trova a parlare con altre aziende locali, creando collaborazioni e partnership con alberghi, ristoranti, agriturismi e altre attività turistiche della zona. Si riesce così a ottenere una diffusione delle notizie locali grazie, a esempio, a iniziative come gli sconti reciproci o dei pacchetti combinati per aumentare la visibilità dell’area e attrarre più visitatori.

Alla base di queste attività occorre sempre considerare che la passione è indispensabile. L’amore per la natura circostante e per l’ambiente è un caposaldo delle attività che conducono la guida in montagna e successivamente tutti i visitatori.

Spero che anche voi vorrete conoscere una guida ambientale escursionista nella Valnerina e nei Monti Sibillini, spero che anche per voi possa esserci la passione per andare a passare qualche ora nel silenzio della montagna.

Il Q17 e ” Le guide ambientali escursioniste” saranno disponibili da ottobre. Per gli altri numeri già disponibili dei Quaderni editi da il prato cliccare qui

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E’ una specie di magia

Durante i miei soggiorni nelle Marche e Umbria ho sentito ripetere molte volte la parola magia , magia intesa come caratteristica peculiare, una unicità del territorio dei Sibillini. Questa peculiarità è emersa anche durante le interviste di Concita De Gregorio alle “Donne dei Sibillini”. La maggior parte delle risposte su “casa” e “futuro”, a cui si chiedeva di dare un significato dopo il sisma, erano legate in modo imprescindibile al territorio di appartenenza. Io, come “personaggio” esterno e non coinvolta nel luogo specifico, ho iniziato a farmi delle domande e a chiedermi “ma se dovessi dire a un turista di venire qui, cosa gli direi?”

Concita De Gregorio intervista le Donne dei Sibillini

Ci ho pensato a lungo ma, da persona che tende a fondare i propri giudizi su parametri il più possibile oggettivi, il vocabolo magia ha cominciato a starmi stretto, per essere più precisa non ritengo che solo “magia” possa definire un luogo.  Definire un luogo come magico è un criterio emozionale e soggettivo, ciò che è magico per me può non esserlo per altri. Ho iniziato pertanto a cercare il significato di “magico”:

“In generale, pratica e forma di sapere esoterico e iniziatico che si presenta come capace di controllare le forze della natura; è stata oggetto, in varie culture e nei diversi periodi storici, di valutazioni opposte, ora considerata forma di conoscenza superiore, ora rifiutata come impostura e condannata dalle autorità civili e religiose.

“Capace di controllare le forze della natura…” no, non ci siamo proprio, in quel territorio ancora ferito dal sisma, direi proprio di no, non è magia. Allora cos’è? Ho provato con sublime  “un sublime «dinamico», che riguarda invece la natura, laddove questa sia percepita come una potenza terrificante che sovrasta l’uomo”.  Ci avviciniamo però nemmeno quello fa al caso mio.

La relazione tra Natura e Uomo

In entrambi i casi appare evidente che non si parla solo di Natura e di Uomo (essere umano) ma ci si concentra sulla relazione tra Uomo e Natura. Da una parte l’Uomo aspira al controllo della Natura con le arti magiche, dall’altra ne è turbato/affascinato e sovrastato.

Forse abbiamo fatto un passo avanti, anzi un passo indietro e mi chiedo (e vi chiedo) “perché,  i Sibillini e non le Dolomiti?”  Con quali criteri scelgo un monte oppure un altro? Io che non faccio scalate. Sto tornando alla soggettività ma raziocinante e poco emozionale. La differenza pertanto la fa l’essere umano e la sua relazione con la natura.  Proviamo a fare una valutazione nuda e cruda: entrambe le catene montuose hanno paesaggi spettacolari. I Sibillini più dolci e arrotondati, le Dolomiti più imponenti, ciò che le differenzia, per me (soggettivo), sono i colori.

Colori molto accessi (i rossi dei papaveri sembrano più rossi) e tendenti all’ocra nei Sibillini su finire dell’estate (un’amica statunitense vedendo una foto ha detto “The Golden State”!), per le Dolomiti, oltre alla roccia, tante sfumature di verde.

Colori

Golden State

Dolomiti del Brenta

Armonia

Oltre ai paesaggi mi aspetto però dell’altro e qui entriamo nell’ambito di quanto può essere offerto con una interazione ottimale tra Uomo e Natura. In altre parole, quali altri servizi, per me “turista per caso” ci sono a disposizione? Per favore, saltiamo la cucina eccellente. In Italia per mangiare male bisogna metterci un certo impegno… Quanto guardo io (soggettività, di nuovo…) è l’armonia che c’è tra tessuto urbano e ambiente. In due foto, due esempi di ciò che mi piace:   la versione di “una fiaba”  dell’intervento dell’essere umano sul paesaggio oppure l’ arte che si fonde con la natura come in Arte Sella

 

La casetta di marzapane

Arte Sella

Alla fine la differenza tra scegliere una o l’altra montagna (o non scegliere, come faccio io d’altro canto che zompetto allegramente da una parte all’altra) la fa l’essere umano che abita quei luoghi e ciò che ha saputo costruire nella relazione con altri esseri umani di quei luoghi (chiamiamoli i suoi vicini di casa) e con la Natura. E soprattutto il racconto, il vissuto, le storie, di quel tessuto urbano e naturale. Vi ho descritto le montagne.  Io abito in pianura ma anche qui, terra di acqua e nebbie, la relazione tra uomo e natura ha una sua storia da raccontare. Quale è la vostra? E non parlatemi solo di magia!

 

laguna veneta

 

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Storie: dal Veneto ai Sibillini

Come abbiamo fatto ad arrivare dal Veneto ai Sibillini? Per poi tornarci? Ci sono aspetti comuni che legano i territori? Di certo ci sono le storie di persone e territori.

Visivamente non c’è proprio nulla che accomuna le due regioni, (per l’esattezza sono tre: Veneto, Marche e Umbria) basta guardare queste foto. Le Dolomiti stesse, seppur montagne, non somigliano di certo ai Sibillini, più antichi e levigati. La nostra laguna, i nostri fiumi sono proprio tutta un’altra cosa. Eppure, ci sono cose che sono comuni. Sono le Storie, storie legate al territorio e legate alle persone.

 

Venice – the lagoon

 

fiume Sile

La prima volta che arrivammo nel cratere del sisma eravamo a Norcia, 10 dicembre 2016, lo ricordo bene perché da quella data si sono intersecate le storie di Progetto Re-Cycle e quelle delle Local Guides, i volontari che aggiornano le mappe di Google Maps. Le LG sono persone in carne e ossa, non esseri smaterializzati o avatar, che utilizzano il “virtuale” per dare un’altra lettura del reale. Non tutti sono così “filosofici” nel dare questa lettura, ma io lo sono.

Dall’incontro con le LG si è sviluppato Re-building (anzi è il contrario. Lo avevamo già in testa ma ci mancava il come farlo), la “costruzione” di una cassaforte della memoria virtuale con immagini geolocalizzate su una mappa condivisa, delle zone colpite dal sisma. La mappa è in lavorazione continua, il bello di questo tipo di tecnologia è che puoi continuare a sviluppare e a migliorare. Da quel momento è risultato naturale confluire nella rilettura dei territori (non solo quelli colpiti dal sisma ma anche altri in Veneto) perciò abbiamo iniziato a parlarne nell’accezione che si trova nel Manifesto stesso di Progetto Re-Cycle “ripartire da ciò che già esiste per avviare nuovi cicli di vita”.

 

King of the world

Siamo tornati di recente, a fine aprile 2018, in Umbria e nelle Marche in particolare a Norcia e a Bolognola (MC). La ricostruzione, o un quantomeno simil ritorno alla normalità, procede a macchia di leopardo. Sono state fatte alcune cose, altre restano da fare. Il senso di “Donne dei Sibillini, bellezza e dignità del territorio” (il 10 giugno a Pintura di Bolognola – Macerata  https://www.facebook.com/events/1729682707099136/ ) è ripartire valorizzando persone, in particolare donne, e territorio che rappresentano il grande tesoro dell’area.

 

Near Bolognola

View of Fargno trail

 

Dal mio punto di vista, anche un po’ aziendale se volete (tutta colpa del mio lavoro), solo attraverso una modalità di fruizione del territorio che intersechi aspetti “reali” con aspetti “virtuali”, potremo iniziare a parlare di rilettura vera, con un forte substrato culturale, dei territori e delle persone (e aziende) che lo abitano. Qui sto iniziando a sconfinare in “cultura d’impresa”…

 

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