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Manuale di sopravvivenza per turisti rumorosi e montanari diffidenti

Manuale di sopravvivenza per turisti rumorosi e montanari diffidenti non è un vero e proprio manuale, ma piuttosto un decalogo per il turista (ir) rispettoso e per le comunità locali. Un racconto semiserio di chi ha casa (anche) in montagna e vi trascorre molto tempo.

Partiamo da un fatto: non so se questo sarà un decalogo, un “nonalogo”, un “ottalogo” – o come diavolo si potrà chiamare. Mi riallaccio a un altro articolo che ho scritto qualche mese fa e qui porterò l’esperienza di una persona che è sempre, perennemente, nel bel mezzo di qualcosa – potrei dire nelle “Terre di Mezzo” – e ora si trova a vivere parte in pianura e parte in montagna.

Manuale di sopravvivenza per turisti rumorosi e montanari diffidenti. Immagine con turisti tranquilli e rispettosi in alta montagna

Ecco il mio personale elenco di ciò che mi urta i nervi dei turisti nelle località montane (quelle meno conosciute, per carità, mica sto parlando di Cortina…):

  1. Parcheggiare praticamente sul vialetto di casa e bloccare gli accessi. “Tanto non c’è nessuno e va sempre bene tutto”.
  2. Parlare a squarciagola “ululando”: “Ma che pace che c’è qui!”. Un attimo prima che tu arrivassi, sì, c’era molta pace.
  3. Commiserare: “Bello ora che è estate, ma pensa d’inverno… qui non c’è niente da fare”. E chi l’ha detto che non c’è niente da fare?
  4. Pensare di trovare il Sushi OVUNQUE.
  5. Frenare di botto per vedere le mucche che si stanno facendo i fatti loro. Occhio, che anche le mucche, nel loro piccolo, s’incazzano.
  6. Parcheggiare sui prati e nei posti più improponibili. Sempre le mucche potrebbero incazzarsi. Dovrebbe saperne qualcosa il proprietario di un’ Audi  che si è ritrovato senza specchietto perché a una mucca era piaciuto molto il riflesso che vedeva…
  7. Il BBQ ovunque, sempre e comunque.
  8. Lasciare immondizia e sporco in giro.
  9. Alzare le sbarre per parcheggiare in sentieri forestali innevati (“che figooo!”) e poi rimanere bloccati perché non avete il gasolio invernale. Se ne vedo un altro, stavolta chiamo la Forestale. Oppure… restate lì per una notte in compagnia dei lupi.
  10. Ultima, ma non meno importante: in montagna non si va in ciabatte!
Manuale di sopravvivenza per turisti rumorosi e montanari diffidenti. Immagine con 5 piatti di sushi

Le comunità locali

  1. Guardare i “turisti” sempre con sospetto.
  2. Guardare il malcapitato che non ha contanti e vuole pagare con il Bancomat come fosse, nel migliore dei casi, un alieno.
  3. L’accoglienza! Che diamine! Un sorriso in più non uccide; cambiare un po’ i menu della ristorazione tipica non fa venire l’indigestione a nessuno. Io ormai, quando vedo grigliata mista e formaggio alla piastra, svengo. E svengo anche quando vedo strutture ricettive che non sono ancora minimamente pensate in una logica di Universal Design[1]. Perché non approfittate dei finanziamenti per ristrutturare e svecchiare un po’? Ne giovereste voi e potreste attrarre una clientela che fa del rispetto un valore portante.
  4. Lamentarsi se portano i rifiuti nell’isola ecologica per residenti e seconde case. È sempre meglio che lasciarli in giro, o no? Ho capito che i bidoni si riempiono, ma meglio lì che lo sporco nei prati.
  5. Quelli che al lupo “risponderanno con il piombo”. No, dai, questa cosa non si può sentire. Pensate anche di mettere un cartello con su scritto “WANTED”? Soluzioni opinabili a problemi complessi.
  6. Greggi e cani da pastore: con alcuni io giro al largo. Non sono addestrati, sono troppo aggressivi anche con persone che semplicemente passano nei pressi senza avvicinarsi troppo. Mi sa che, a vederli, il lupo se ne andrebbe e basta.
Manuale di sopravvivenza per turisti rumorosi e montanari diffidenti. Immagine con greggi di pecore

Extra bonus per tutti:

La montagna non è un “parco giochi senza regole” dove gli animali domestici sanno magicamente cavarsela. I gatti e i cani, specie se cuccioli o anziani, non si abbandonano. Anzi, non si abbandonano e basta. Non si abbandona nemmeno un criceto. Nulla!

Per i turisti: no, gli animali cresciuti in città non se la cavano da soli. Diventano cibo per i predatori. Tutto chiaro? Tenere i nostri animali al guinzaglio nei sentieri non è (solo) un obbligo, ma soprattutto una regola di buon senso per la loro sicurezza e quella della fauna selvatica.

Per tutti: sterilizzare non è “contro natura”, è evitare di fregarsene e di addossare spese alla collettività. Ci siamo evoluti (forse) dal secolo scorso.

E ora vediamo quanta gente si è incazzata… ma torno seria per un attimo.

Per un periodo ho pensato e lavorato sul concetto di “cittadino temporaneo”, ma ora credo sempre più spesso che sia un concetto troppo “filosofico”. Riprendo da un mio precedente articolo:

“Il concetto è bello, ma la sua attuazione non è semplice. Sono almeno tre anni che spingo su questo punto. In città come Venezia non credo sia attuabile, però si può partire da questa idea per elaborare – da parte, ancora una volta, dell’amministrazione pubblica – un minimo sindacale di ‘Manifesto del Turista Rispettoso’, con alcuni punti in comune per tutte le zone turistiche e altri più specifici per le singole aree. Un banale elenco di ‘DO’s and Don’ts’, per rendere la cosa internazionale, potrebbe essere un primo passo.” (Per l’intero articolo cliccare QUI)

La chiave di lettura di questo “Manuale di sopravvivenza per turisti rumorosi e montanari diffidenti” è la responsabilità da parte di tutti per lo sviluppo e la cura di un luogo. Per quanto il mio sia un elenco semiserio e molto personale, può essere un punto di partenza.

Voi cosa proporreste? A voi la parola. Scrivetemi


[1] L’Universal Design (Progettazione Universale o Design for All) è una filosofia progettuale che mira a creare prodotti, ambienti, sistemi e servizi utilizzabili da tutte le persone al massimo livello possibile, senza necessità di adattamenti speciali o progettazioni specifiche. 

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